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Fotografia

Una pace armata

14 partigiano

Da tempo si dice che non c’è pace per Piazza della Pace. Certo, le radunate di spacciatori sono solo la punta di un iceberg di disagio complessivo. E poter vivere Parma senza patemi permetterebbe anche di interpretarla sempre con uno sguardo nuovo.  E di scoprire storie, segni e  tracce di una narrazione che ci racconta meglio il passato, per cercare di interpretare l’oggi. Leggere la città sfrondandola di luoghi comuni, sgombrarla delle muffe che coprono glorie non sempre gloriose. Sfogliare Parma con limpidezza intellettuale.  E così passeggiando per Piazza della Pace ti accorgi che è (ma non di fatto) una piazza presidiata da armi. Prendiamo ad esempio il cartello giallo <zona militare>:  indica che nel palazzo dell’intendenza di finanza adesso ci sono i carabinieri.  E da quando ci sono i carabinieri ti senti più sicuro. Ma non sempre.

       

Poi c’è il Monumento al partigiano. Questa bellissima scultura commemorativa (firmata da Marino Mazzacurati e Guglielmo Lusignoli) è stata inaugurata nel 1956, undici anni dopo il giorno della Liberazione. Il monumento ha subito un attentato nel 1961.

I tre elementi principali sono: il muro della fucilazione sullo sfondo, la figura distesa del partigiano morente e la statua di quello che, maestoso,  si erge sul ceppo di grès.  Quest’ultimo, con il mantello che svolazza perché soffia il vento della libertà, non depone il suo  mitra Sten.

       

E il mitra lo fa ben vedere, da ben 61 anni, a chi lo guarda con attenzione. Questo monumento  ha tante storie da raccontarci. Ma bisognerebbe farlo conoscere e riconoscere. Altrimenti, può capitare che, se ai nuovi inquilini immigrati di Piazza della Pace chiedi chi rappresenti  questa scultura, ti rispondano così: <E’ Napoleone>. E così mi hanno risposto.