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Al lupo al lupo: quando i cacciatori sparano fake news sul lòvv

Lupo 01

J’ò incontrè ‘na lòvva. <Vè, ti sit äd Pärma? Mi a són Lòvva Rina. Se ti at’ si äd Pärma mèttot sedù lì, insìmma a col blòch äd sas lì e ascolta. La sana, ch’ l’é pò la mojéra dal verro, l’à m’à dìtt ch’ l’à sentì parlär di casadór e che in citè l’é tutt un dir par mi e la mé famija. Vojätor Pramzàn a gh’ì  tant gàti da plär, parché a tirì in bal anca nojätor che par sopravìvor a fèmma i sält mortäj? Second mì i n’é v’ la cónton mìga giussta. In gir a gh’é pù bàli che vritè su nojätor lòvv Italjàn.

E a stèmma ala lärga da vojätor uman. I mé antenè j andävon su e zò par l’Apenén anca cuand a gh’éra cóll Fransèssch la. Mo j éron ätor témp. Ecco, cuànd at’ tòron zò a Pärma, va dal sìnndìch e fagh cla propòsta chì: Lòvva Rina l’é dispòsta a gnìr in citè, mèttor su un camp-scóla in pjàsa ‘dla Päza par contär a tutt i pramzàn la véra stòrja äd nojätor lòvv. E äd có fär  p’r inconträros mäj e evitär fastidjóz mälintéz. Ognón ch’ al vàga par la pròprja sträda. Nojätor a n’é v’ sarchèmma mìga, vojätor fì listés>.

E’ da tempo che cerco di incrociare, per davvero,  il marrone chiaro degli occhi di un lupo (in dialetto parmigiano; lòvv: lupo, lòvva: lupa).  E stare lì a rivedere la sua storia che scorre, come un film, nell’iride, così come è successo ad Africa nel racconto di Pennac.

Sono sicuro di esserci andato vicino, a un lupo,  attorno a un nevaio sotto il monte Cusna. Il gestore del Rifugio Bargetana me l’aveva detto:  quell’antro di faggeta fitta fitta  è proprio un posto da lupi. E  anche il mio Pedro, segugio appenninico salvato dagli spari dei cacciatori, se ne stava lì senza muovere foglia. Tóla su dolsa  gli  avevo sussurrato quando ci siamo incamminati sul sentiero Glenda. C’era qualcosa che luccicava dall’altra parte dello stagno e  probabilmente lì ci vive per davvero  un piccolo branco.

Anche attraversando in lungo e in largo l’Alpe di Succiso ho riscontrato il passaggio di lupi. Ma loro non si sono mai appalesati: di solito si muovono nella notte. Poi arrampicarsi sul sentiero Barbarossa con il pastore di lassù e un esercito di maremmani capitanati da un <luvin> (cane del Gigante), di lupi non ne vedi proprio. Se ne stanno a distanza di massima sicurezza.  Anche nel Parco dell’Orecchiella in Garfagnana (proprietà della Forestale) è possibile un fantastico incontro ravvicinato con lupi e orsi: c’è un museo, ci sono testimonianze e tanta narrazione, c’è anche una stretta valle denominata la Buca del lupo.

E per saperne di più sono andato, nei giorni scorsi,  a fare un workshop con l’associazione di <Io non ho paura del lupo>. Una ventina di persone in marcia e una cinquantina a seguire la parte teorica.  Escursionisti di Parma, di altre province dell’Emilia,  ma anche di Milano, dell’alta Toscana, di Asti, del Veneto.  Insomma, l’interesse sul lupo, o meglio dove vive e come si comporta oggi il Canis lupus italicus, coinvolge sempre più persone. Anche la gente  della doppietta ha nel mirino sempre più lupi. Quest’ultima è  una sfida tra predatori.

Dove sono  andato  a camminare  con chi non ha  paura del lupo? Questo non lo dirò mai. Anche sotto tortura non dirò mai  quanti chilometri abbiamo fatto in auto e poi quanti sali-scendi a piedi.  Ma di fatto anche questa volta  i lupi non li abbiamo proprio visti. Comunque, impronte e altri segni sui sentieri e vicino agli alberi li abbiamo intercettati e abbiamo potuto vedere le immagini catturate delle fototrappole.  Una bella duegiorni (un altro weekend era stato organizzato quindici giorni prima) dedicata al re delle nostre  foreste.

Abbiamo imparato i rudimenti per riconoscere il passaggio di lupi e dovevamo applicare le tecniche sulla neve per una mappatura sempre più dettagliata. Ma la neve non c’è e questo è un altro problema per la salvaguardia non solo del nostro Appennino.

 

Durante la prima giornata ci hanno dato alcune nozioni di biologia ed etologia della specie. Il giorno dopo, trekking sulle tracce del lupo per capire il più vicino possibile come si organizzano i nuclei familiari dei lupi. E cosa sarebbe utile fare per garantire al lupo una vita da lupo.

L’associazione <Io non ho paura del lupo> è nata con lo scopo di creare volontari  per favorire la convivenza uomo/natura, uomo/lupo: <Per dare risposte concrete ai vari attacchi mediatici, allarmismi e disinformazione sul lupo. Non bisogna avere paura delle paure infondate>,  ha scandito Daniele Ecotti.

Ecco cosa ho imparato sognando di avvicinarmi a un lupo vero:

  1. Che non esiste una stima reale dei lupi presenti in Italia. Troppi o pochi sono valutazione campate in aria.
  2. Che nessuno ha mai e poi mai reintrodotto lupi nel territorio italiano. Il lupo, dopo lo sterminio fino agli anni ’70, si è ripopolato spontaneamente in aree dove la natura a sua volta è ripresa a germogliare. Il lupo ha trovato le condizioni ideali per rigenerarsi e nutrirsi di ungulati.
  3. Che il lupo è molto difficile da studiare. E’ misterioso etologicamente. E’ un animale estremante discreto ed elusivo
  4. Che il lupo ha una perfetta organizzazione sociale con una struttura familiare simile a quella umana.
  5. Che è comunque necessario tenerlo sotto osservazione per mantenerlo circoscritto in zone selvagge. E per fare questo sono essenziali  i giusti investimenti per controlli, protezioni e allontanamenti. E anche l’uomo si deve comportare in modo da non attirare il lupo verso zone abitate. Insomma, rispettare semplici regole di convivenza tra uomini, tra uomini e lupi.
  6. Che, come tutti gli animali selvaggi, anche il lupo può creare situazioni di preoccupazione (i lupi in dispersione, ad esempio). Esiste il Wolf Apennine Center che fa capo a un ente pubblico (il Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano) ed è dotato di un proprio personale specializzato operante sul territorio con attività di monitoraggio, ma anche di consulenza per altri enti.
  7. Che nonostante il lupo sia sotto protezione di ben definite normative, ogni anno subisce il massacro dei bracconieri. Quella dei bracconieri è una piaga non solo per il lupo.
  8. Che le maggiori richieste di indennizzo per danni provocati da animali selvatici  in Emilia Romagna non riguardano i lupi ma i cinghiali. I cinghiali sono stati  immessi in Appennino dai cacciatori per soddisfare unicamente le loro scampagnate. E la selezione per abbassare i rischi non viene rispettata poiché chi spara preferisce colpire i grossi adulti per poi trasformarli in trofei.

Ci sono tante altre considerazioni da fare sul mondo dei lupi, dei cinghiali e della caccia. E sull’ambiente appenninico.  <Più si riesce a confrontarsi senza pregiudizi, più si  favoriscono la giuste convivenze>, ha ribadito Daniele Ecotti.

Dell’ecosistema appenninico (lupo incluso)  se ne è parlato anche in novembre a Berceto in occasione del <Piccolo Festival di antropologia della montagna>. Un’altra interessante occasione per  approfondire e riflettere su una possibile coesistenza tra uomo e natura, tra uomo e lupo.

E visto che Lòvva Rina ci ha fatto sapere che è disposta a venire anche in città per mettere un po’ d’ordine rispetto alle tante fake news sparate sui lupi, perché non organizzare a Parma un seminario dedicato al lupo? Un simposio internazionale sul lòvv.

Pensèmmogh su

Ringrazio il missionario del dialetto, Enrico Maletti, per la traduzione dell’incipit di questo articolo, ma anche perché mi ha fatto conoscere e leggere  una bellissima poesia di Altredo Zerbini: <La  föla  del lupo>. Ecco:  il convegno sul  lòvv a Parma potrebbe iniziare e concludersi con questa poesia recitata da Maletti.

 

 

 

 

 

3 commenti

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