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Reportage

Trekking sui sentieri della libertà

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Della necessità, direi urgenza, di recuperare i valori della nostra storia, ne  avevo parlato in un mio <drop> (Ma Parma ce l’ha l’X Factor antifascista?) del gennaio scorso,  facendo anche proposte: <Sono necessari eventi che raccontino l’antifascismo con ritmo. E con una lucidità  intellettuale  che possa oggi aiutare a leggere e rileggere l’antifascismo sfrondandolo di luoghi comuni, sgombrarlo delle muffe che coprono glorie non sempre così gloriose. Insomma, far rivivere l’antifascismo a tutta Parma. Come un’azione quotidiana di salvaguardia della democrazia. Un esserci nella storia>.

Ecco che il libro  <Montagne Partigiane. Sentieri della Resistenza nell’Appennino parmense> (edito dal Cai e distribuito con la Gazzetta di Parma) arriva a pennello disegnando  20 itinerari escursionistici connessi ad eventi della nostra Resistenza, curati da Andrea Greci per la parte escursionistico-ambientale e da Marco Minardi per la parte storica. Il testo è arricchito da quattro racconti firmati da Lorenzo Lasagna, Nicola Maestri, Gian Domenico Pedretti e Valerio Varesi.

Per la presentazione di sabato scorso, a casa Zanzucchi in località <Il  Corno>,  sotto  Montagnana,  mi sono messo in cammino molte ore prima dell’appuntamento. Perché  volevo ripercorrere i sentieri dei partigiani, sentire l’eco dei loro passi, vederli attraversare mulattiere e ruscelli, darsi alla macchia, fumare sigarette  <lassù sul Montagnana>.

E  come prima sosta, partendo  da Ravarano, sono andato a vedere le case della località Lama che nel dicembre del 1944 ospitarono  quei  partigiani che  lì, tra il Monte Scaletta e il torrente Arso, furono vittime dell’assalto di soldati nazisti. La guarnigione raggiunse  questo nascondiglio partigiano grazie a un delatore che fece loro  da guida.

Poi ho continuato a  marciare, immaginando il passo  dei partigiani, attraversando gli stessi boschi,  salendo verso Cavalcalupo e incontrando  tracce, impresse nel fango, di tanti animali selvatici del nostro Appennino, forse anche lupi.

Quindi  la svolta verso Montagnana e la discesa per arrivare al Corno. Proprio qui,  nell’aprile del 1944, una sessantina di partigiani del distaccamento <Griffith>  si accamparono trovando ancora una volta ospitalità da parte di una famiglia di agricoltori. Anche  in questa circostanza dalle parti di Ravarano   spuntò una spia che condusse un reparto tedesco e soldati della guardia nazionale repubblicana fino al Corno. Fu un massacro. Oggi sul muro di casa Zanzucchi c’è la lapide che ricorda chi morì durante la battaglia e chi fu poi giustiziato a Monticelli e a Bardi (fucilato anche il diciannovenne Giordano Cavestro).

Nonostante i temporali, sabato scorso in molti  abbiamo raggiunto il Corno, dove autori della guida <Montagne Partigiane. Sentieri della Resistenza nell’Appennino parmense> e la famiglia Zanzucchi hanno riannodato le vicende partigiane che riguardano il Montagnana e altre località del Parmense.

Una narrazione che ci ha emozionato e accompagnato su quei sentieri. Un’escursione di qualità per l’ambiente e per gli eventi che avvolgono il camminatore.   Un esserci nella storia. Una memoria collettiva scandita dai passi della Liberazione. Un trekking sull’Appennino in onore dei  partigiani.

Post scriptum: la segnaletica (quasi scomparsa) è  da riscrivere tenendo conto anche dei percorsi indicati nella guida <Montagne Partigiane>.  
                                                                                                                                            

 

Il prossimo appuntamento per la presentazione della guida <Montagne Partigiane> è per sabato 19 maggio, ore 18, a Villa Pedretti – Bannone di Traversetolo.

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