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Fotografia

ALLA RISCOPERTA DELLA MINIERA PETROLIFERA E DEI CANYON DI VALLEZZA

1’00 Vallezza

Camminare in questo autunno 2018 sui sentieri che avvolgono la miniera petrolifera di Vallezza, è, per me, un tuffo carpiato all’indietro nella mia gioventù (la foto in bianco e nero dei barili di petrolio  è del 1977). <Oh, quanta strada nei miei sandali>, canto con Paolo Conte nel rivedere calanchi, biolche arate, vigne scolpite, castagneti, meli appesantiti dagli ultimi frutti e reperti archeologici in quelli che sono stati i campi di perforazione dei pozzi che hanno scritto, nella prima metà del ‘900, una piccola storia italian-parmense adesso dimenticata. Siamo tra Valbaganza e Valtaro. Un posto ideale per una   particolarissima immersione fotografica:

Un territorio incuneato in un’insolita marginalità territoriale ma denso di storia che si ravviva di passo in passo in un dedalo di piccole&grandi meraviglie.  Lasciamo stare la discarica di Monte Ardone che è a un tiro di scoppio da qui. E restiamo a Vallezza: una riscoperta che val bene un’escursione. A ricucire storie basterebbe cliccare su

http://www.museodelpetrolio.it

ma per inoltrarsi in questo tesoro bisogna saper cogliere anche le opportunità (Per info e prenotazioni: Iat Fornovo, 0525 2599; iatfornovo@gmail.com; 3469536300)  di visite guidate

https://spettacolo.emiliaromagnacreativa.it/it/evento/open-day-2018-parco-museo-del-petrolio-di-vallezza/

Alla fine di settembre ci siamo trovati nel prato della chiesa di Neviano dei Rossi ad ascoltare il sempre bravo Valentino Straser che ci ha portato nelle viscere della storia geologica tra gli oceani del Parmense, dall’Appennino alla Bassa.

Poi ci siamo incamminati verso <Il Gran Canyon dietro l’angolo> ad ascoltare altre narrazioni tra cronache e fole.

Rivedo il prevosto di Neviano del Rossi negli anni ’50 e ’60 seduto davanti al sagrato ad aspettare i fedeli per la messa domenicale: non c’era un orario fisso, poiché i devoti, grandi e bambini, arrivavano dai casolari disseminati nella zona e quelli di Cafragna, ad esempio, raggiungevano la chiesa solcando i crinali dei calanchi.

Il sacerdote li seguiva a vista prima di stabilire l’inizio della messa. Faceva così anche il maestro ogni mattina prima di dare il via alle lezioni. E oggi questi selvaggi canyon sono un concentrato di biodiversità da assaporare anche con gli occhi.

Per arrivare sugli orli dei calanchi, con striature rosse, si costeggia la località la <Forca>

che tramanda a medioevali processi ed esecuzioni esemplari da far rabbrividire tutto il popolo di questo contado davvero particolare.

 

E giù, nella conca dove ci sono ancora gli stabilimenti e le case della compagnia petrolifera, le illustrazioni delle tecniche di estrazione dell’<oro nero> si intrecciano con altre <leggende>. Come quella di una sorta disaloon dove i minatori alloggiavano per settimane: un microcosmo della gente del petrolio.  E poi, alzando lo sguardo ecco il dedalo di carraie che si intrecciano tra loro e raccontano il viavai degli agricoltori-minatori che, rigorosamente a piedi, raggiungevano Vallezza dalle località della media Valbaganza e dalla Valtaro. Il piccolo far west di casa nostra.

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