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GLI ANNI VERDI DEI VERDI DI PARMA

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Per le prossime elezioni europee (domenica 26 maggio) ritorna, con il  logo rinnovato, il Sole che ride degli ambientalisti della lista Europa Verde-European green party (il girasole). Candidata anche la parmigiana Chiara Bertogalli che corre in testa di lista (terza posizione) nel collegio Nord-Est.

Le origini e la partecipazione politica del simbolo del Sole che ride ci riporta agli ultimi decenni del Secolo scorso.   Il logo fu   creato alla metà degli anni Settanta in Danimarca  e rappresentava il movimento anti-nuclearista. 

Nel 1977 il marchio fu anche registrato per la produzione di magliette e altri gadget. Di fatto un brand che ha avuto in Italia una storia contrassegnata da un’originaria forza propulsiva che, però, si disperse nei meandri di accordi elettorali con le formazioni di centro-sinistra e  sempre come componente minoritaria che comunque venne a volte ricompensata con posti (a latere) di governo nazionale o regionale. L’ultima volta che i Verdi parteciparono da soli alle elezioni politiche fu nel 1996, sotto il simbolo del Sole che ride che li rese famosi. All’epoca, presentandosi da soli alla Camera e con l’Ulivo al Senato, ottennero il miglior risultato della loro storia in termini parlamentari: 14 deputati e 14 senatori eletti grazie a un milione di voti. Sette anni prima, alle Europee del 1989, il partito aveva ottenuto il suo miglior risultato in assoluto: 1,3 milioni di voti. Con il salto nel Duemila il verde dei verdi perse mordente sparpagliandosi in altre coalizioni non fortunate e lasciando spazio desertico per la calata dei grillini al potere che in un sol boccone si sono pappati il patrimonio elettorale dei verdi. Ma ora di una politica ambientalista nel governo Salvini-Di Maio non c’è proprio traccia: sono come un inceneritore e disseminano scorie.

Torniamo al secolo scorso: all’epoca del rinascimento verde in Italia, Parma si stava caratterizzando come una delle più fertili cittadelle dell’ambientalismo italiano. Semi verdi seminati da Italia Nostra che aveva belle frequentazioni con la borghesia culturale parmigiana; poi ci fu la creazione a Parma della sede nazionale della Lipu; anche la Legambiente parmigiana si mise ben presto in movimento su tutto il territorio provinciale e divenne un centro di riferimento a livello nazionale; in missione nella food valley il Wwf che ha firmato diverse azioni di tutela ambientale; in attività  anche  varie associazioni locali dall’Appennino al Po.

Nella foto Fabio Faccini, Donato Troiano, Chicco Corini e Gianni Caligaris: era sabato 10 febbraio 1990, nella sala Du Tillot della Camera di Commercio di Parma. Venne varata la prima lista verde a Parma, come riportato negli articoli della Gazzetta di Parma e del Carlino Parma di quei giorni.

 

Negli anni Ottanta l’ambientalismo attraversò i movimenti della solidarietà laica e cattolica, della non violenza, della sinistra oltre il Pci e rimbalzò anche tra i   radicali. Insomma, un meticciamento di idee che proprio nelle lotte contro l’inquinamento e nella progettualità verde trovò una coesione di azione politica. Giorgio Nebbia, docente universitario ex deputato, negli appunti <Per una definizione di storia dell’Ambiente> ricorda anche l’importante ruolo che l’Università di Parma, tramite Antonio Moroni, ha avuto per l’educazione ambientale rivolta a studenti e insegnanti della barcollante scuola italiana.

Dopo il disastro di Chernobyl (1986), il pensiero verde si diffuse con forte propagazione e alle elezioni politiche del giugno 1987 i verdi raggiunsero a Parma il 4%; nel novembre dello stesso anno l’Italia votò sì al referendum contro le centrali nucleari. L’anno prima, 1986, nacque la Federazione delle liste verdi.

Il movimento verde era dunque in gran fermento, in quel decennio degli anni Ottanta, portandosi in dote azioni di tutela ambitale che attiravano il gradimento popolare. Il massimo consenso diffuso, gli ambientalisti di Parma lo ebbero nelle tornate elettorali comunali del 1990 e 1994.

Alle amministrative del 1990 il Sole che ride portò in Consiglio comunale Fabio Faccini (Legambiente) e Gianni Caligaris (Missione Oggi), mentre la lista radicale Verdi arcobaleno conquistò un seggio con Gabriella Meo. Per Parma il voto del 1990 segnò la fine della stagione del pentapartito e la nascita di una maggioranza rosso-verde con l’ingresso della Meo nella giunta Pci-Psi-Pri. Un’alleanza, quest’ultima, che durò davvero poco. Anche in Provincia entrò in Consiglio un rappresentante del Sole che ride (Maurizio Bocchi). Sommando i voti verso le liste ambientaliste, le preferenze raggiunsero quasi il 6 per cento. Alle Comunali del 1994 (elezione diretta del sindaco), in una Parma frastornata dalla tangentopoli ducale, Caligaris ottenne più del 7 per cento delle preferenze, la lista verde da sola il 4 per cento.

Ho voluto sintetizzare (appunti per una storia del movimento ambientalista a Parma) questa stagione di impegno dei verdi per delineare lo scenario da cui partirò nel secondo articolo sull’onda verde e che pubblicherò giovedì prossimo (16 maggio 2019)   sempre sul http://www.chiccocoriniblog.it .