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Có dani al cino? I Capanón

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I la cónton bén bombén. Pròprja bén.

 In-t-l’ascoltärja a pära ‘d tornär a vivor in-t-i Capanón äd la Pärma di témp indrè.

 A pära un film. Có dani al cino? I Capanón.

Grazie al mio amico Enrico Maletti, il <missionario del dialetto> che mi ha tradotto l’incipit, mi inserisco in punta di penna dialettale alla narrazione dei Capannoni messa in scena dal Centro Studi Movimenti e dal Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Parma, in collaborazione con Archivio di Stato e Archivio Storico Comunale di Parma,  sostenuta da Comune e Regione, per evidenziare  che l’appuntamento di sabato (7 dicembre) prossimo (inizio ore 15) è coinvolgente, suggestivo. Da non perdere:    I Capannoni di Parma. Replay Aula K16, Università di Parma, vicolo Santa Maria 1.

È un convegno-in-movimento per capire, attraverso  storie intrecciate, che il passato dei Capannoni ha a che fare con l’oggi. E anche con il futuro. Nei Capannoni c’è società, politica, fascismo e antifascismo, economia, amministrazione pubblica, polizia, edilizia, urbanistica, diritti negati, soprusi, sorveglianza, poteri, dittatura, emarginazione, riscatti, lotte, ideali, sogni, rivolte.

C’è una Parma di qua e di là dall’acqua da riscoprire..

Insomma, c’è talmente ancora vitalità nella memoria dei Capannoni che il catrame della storiografia ufficiale non è riuscito ad infossare il perché e il percome di quello che avvenne per davvero tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta del secolo scorso a Parma. E di come il termine Capannoni sia ancora in uso  qui da noi nello slang parmigiano.   Ed ecco, grazie a questa ricostruzione a 360 gradi, rispuntare il corso degli eventi che hanno caratterizzato il popolo dei Capannoni: la tribù di pè nìgor.

Una Parma in trasformazione che viene riportata in luce attraverso gli arnesi metodologici degli Annales francesi che si avvalgono dei contributi di più saperi per avere un risultato penetrante e a tutto campo.

I la cónton bén bombén. Pròprja bén.

Questa investigazione ad ampio raggio è stata evidenziata da Marco Adorni (Centro Studi Movimenti) nel corso della prima edizione del <lungometraggio> sui Capannoni che si è svolto nel  Palazzo del Governatore il 16 novembre scorso. Vista la grande affluenza di pubblico e la rinuncia dei tanti che non sono nemmeno riusciti a salire le scale che portano all’auditorium, ecco che, come promesso, va in scena il Replay di sabato 7 dicembre alle ore 15, questa volta nell’Aula K16 dell’Università di Parma, vicolo Santa Maria 1.

Nel corso dell’appuntamento di novembre, Paolo Giandebiaggi (Università di Parma) ha detto chiaramente che il risultato della ricerca sui Capannoni è di fatto già una sceneggiatura per un film in cerca di produttore e regista. Inoltre, durante l’anno di Parma Capitale ci sarà la pubblicazione di un libro-saggio su tutto quello che riguarda i Capannoni di Parma e sabato al Replay ci sarà un’anteprima del raffinato elaborato finale. In progettazione  anche una mostra di immagini e racconti con la ricostruzione di un vero Capannone all’interno del Palazzo del Governatore. Insomma, oltre alla sceneggiatura c’è già anche la scenografia per un film multimediale di culture.

Quindi: Có dani al cino? I Capanón.

Se a utilizzare per primo sulla Gazzetta di Parma il termine Capannoni, riferito alla gente che abitava nei Capannoni,  fu Ubaldo Bertoli nel 1932 per descrivere la vita sbrindellata di questi parmigiani cacciati dall’Oltretorrente (risanamento urbanistico e controllo sociale voluti dal fascismo) e relegati ai confini con la campagna, bisogna anche  ricordare che fu Bernardo Bertolucci a inserire il termine Capannoni (nell’accezione parmigiana)  nel cinema. In una scena cult del film «Prima della rivoluzione» del 1963, il protagonista Fabrizio è sul Taro per il suicidio dell’amico Agostino, e domanda a un ragazzo che si allontana dal greto in bicicletta: «Dove abiti?». Ecco la risposta: «In-t-i  Capanón».

E che film sia.

Buona visione sabato per I Capannoni di Parma. Replay