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IN EMILIA ROMAGNA SI VOTA PER IL FUTURO: LA RIVOLUZIONE VERDE DI ENRICO OTTOLINI

LocandinaEnricoFB

Guardandolo e parlando con Enrico Ottolini (54 anni, biologo), mi viene subito in mente l’immagine del Sole che Ride che si incastra nella O di EUROPA VERDE. Come se quella griffe, che sintetizza le sfide ambientaliste di tutto il mondo, Enrico l’abbia nel Dna. E ogni tanto, come un flash, il Sole che Ride gli illumina quel viso barbuto e riccioluto, un po’ da francescano e un po’ da eremita del bosco. Anche nei modi di fare, nell’argomentare, nel pensare e nell’agire (globalmente e localmente), Ottolini si esprime con quell’impegno, speranza, caparbietà che il Sole che Ride riesce ancora a trasmettere. Soprattutto adesso che il futuro non può più attendere.

Dopo tanti e tanti anni di militanza con il WWF e nelle piccole-grandi battaglie del Sole che Ride a Parma, perché adesso scegli di attraversare il campo minato della politica che di luci verdi ne ha fulminate parecchie?

<Perché in trent’anni di militanza ambientalista ho constatato che le nostre conquiste hanno fatto bene alla società umana. Penso all’istituzione delle aree protette, all’aumento della raccolta differenziata, alla chiusura delle discariche, alla migliore depurazione delle acque… Quando invece non siamo stati ascoltati, hanno vinto il consumo indiscriminato di suoli agricoli e naturali, la congestione urbana, la perdita di habitat e di specie, l’insicurezza dei corsi d’acqua e soprattutto l’aumento di gas serra con le conseguenti alterazioni devastanti del clima. Il movimento ambientalista ha dimostrato di saper fare le proposte giuste per dare un futuro al Pianeta ed è necessario che questo movimento trovi nuova rappresentanza nelle istituzioni democratiche>

Dopo le elezioni europee (i verdi hanno raccolto il 10 % dei consensi in Europa, sotto il 3% in Italia, sopra il 3% nella nostra circoscrizione), sulla scia del risveglio dei movimenti e della crisi totale del Movimento 5 Stelle che aveva intercettato anche il voto ambientalista, EUROPA VERDE è salpata per le Regionali in Emilia Romagna inserendosi nella flotta di centro-sinistra. Ma con l’<ammiraglio> Stefano Bonaccini gli ambientalisti hanno più di un contenzioso: come procede la navigazione?

<Nella maggioranza che ha governato gli ultimi cinque anni in Regione non c’erano i Verdi, che non erano rappresentati neppure nell’Assemblea Legislativa. Questa mancanza ha pesato evidentemente in modo negativo, con alcune scelte che non condividiamo, ad esempio: le mancanze nella gestione della rete Natura 2000; una legge urbanistica che lascia ancora troppo spazio al consumo di suolo; progetti di regimazione fluviale ancora poco integrati con la qualità dei corsi d’acqua e soprattutto una pianificazione dei trasporti ancora troppo sbilanciata sulla gomma, con nuove strade ed autostrade e un trasporto ferroviario ancora in secondo piano. Va detto però che proprio la questione dei trasporti è stata decisiva per la scelta di stare con questa ampia coalizione di centro-sinistra. Infatti i Verdi hanno ottenuto il rinvio dell’approvazione del Piano Regionale Integrato dei Trasporti a dopo le elezioni. È nostra intenzione cambiare questo Piano in modo radicale, come abbiamo illustrato dettagliatamente nelle osservazioni presentate a settembre. Ci riusciremo se gli elettori ci daranno la forza per farlo. Infine, non nascondo che nella scelta di campo dei Verdi c’è anche una notevole preoccupazione per quello che potrebbe succedere se la Regione passasse alla destra sovranista, populista e negazionista del cambiamento climatico. Per noi la questione ambientale è la priorità, mentre su tutti i punti delle politiche ambientali la destra salviniana è oggi più arretrata del centro-sinistra>.

Giustamente evidenzi la necessità di difendere i valori democratici e antifascisti contro le barbarie dei populisti e sovranisti della nuova-vecchia destra che vorrebbero sdoganare neofascisti-razzisti, ma mi sembra necessario e urgente fissare anche la priorità dei valori ambientali che si declinano all’unisono con i valori sociali ed economici. E il centro-sinistra è sempre in ritardo nel porsi in questa prospettiva di svolta ambientalista. EUROPA VERDE riuscirà a far cambiare direzione allo sviluppo del modello emiliano?

<È così. Purtroppo l’ambiente resta solo uno dei tanti temi nell’agenda politica del centro-sinistra, per quanto abbia acquisito spazio ed importanza, e permane la separazione con le altre questioni. L’ecologia invece ci insegna a vedere le relazioni tra ambiti diversi e a considerare l’economia all’interno della società, che a sua volta si sviluppa entro i limiti posti dalle risorse ambientali. Europa Verde sarà indubbiamente una forza determinante a livello politico per stabilire un nuovo paradigma, ma siamo consapevoli di non essere soli nell’indirizzare la nostra Regione verso quella che Langer chiamava la “conversione ecologica”. Ci sentiamo parte di una transizione che si manifesta in mille altri modi: nella ricerca, nella green economy a cui aderisce un numero crescente di nuove imprese, in gruppi autorganizzati di consumatori e cittadini e in una crescente attenzione da parte del mondo della cultura. Prendiamo ad esempio quello che è successo nei giorni scorsi in Austria: il nuovo governo (una maggioranza di ministre donne) è sostenuto da un’alleanza Popolari-Verdi e gli ambientalisti hanno ottenuto anche il super ministero dell’Ambiente, che include Trasporti, Energia e Tecnologia. Questa sì che è una svolta verde che vorremmo fosse impressa anche in Emilia Romagna>.

Quali potrebbero essere le prime tre leggi regionali che un consigliere e/o un assessore eletto nella lista di EUROPA VERDE dovrebbe far approvare per solcare subito una ipotetica svolta verde?

<1) Un nuovo Piano dei Trasporti, veramente sostenibile ed in linea con una reale riduzione delle emissioni di gas serra; 

2)  una legge sui servizi ecosistemici, per destinare gli introiti fiscali al mantenimento dei sistemi naturali necessari alla riproducibilità delle risorse (ad esempio l’acqua); 

3)  la legge proposta dai Comitati regionali per l’Acqua Pubblica e dalla Rete Rifiuti Zero Emilia-Romagna e approvata da alcuni Consigli Comunali, quale iniziativa di legge popolare, che prevede l’abolizione della legge regionale 23/2011 e l’abolizione dell’agenzia regionale ATERSIR, per ricondurre ai bacini provinciali e ai Comuni le decisioni, secondo il principio di sussidiarietà;

4) e ne aggiungo un’altra: una legge che riconosca alle infrastrutture verdi (alberature, siepi, parchi, giardini, corsi d’acqua secondari, rive inerbite, giardini verticali, ecc.) il ruolo che queste hanno nell’adattamento degli ambienti urbani ai cambiamenti climatici. È un investimento sul futuro. Infatti, per avere un mondo a misura d’uomo, dobbiamo costruire un mondo a misura di alberi che sono parte attiva del nostro ambiente e quindi della nostra società>.

Veniamo a Parma che si candida a diventare anche Capitale verde europea. Forse in passato le condizioni ci sarebbero state tutte per diventare una vera capitale verde, anche grazie alla presenza di movimenti ambientalisti ben attrezzati. Ma oggi non ci sono i requisiti poiché Parma ha sprecato tanti decenni e tantissime risorse ambientali ed economiche. Infatti, invece di investire su una rivoluzione copernicana verde, i poteri più o meno forti della Parma miope e presbite hanno imposto ai reggenti di investire su obiettivi opposti, depredando terreni, boschi, aria, acqua e noi cittadini. Adesso, scopriamo che aziende leader dell’agroindustria hanno alzato bandiere per la sostenibilità ambientale attraverso accordi con il WWF che prevedono anche il divieto all’uso del glifosato dalla semina al raccolto.  Poi ci sono altre grandi imprese che hanno scelto percorsi virtuosi di sostenibilità verde. Come mai sono arrivati così in ritardo nel fronteggiare l’emergenza ambientale che è anche una minaccia sociale, economica e politica? Come se il mutamento climatico fosse un’invenzione dell’ultima ora. E tu sei uno di quelli che lanciava l’allarme e proponeva soluzioni già nel secolo scorso, ma venivi tacciato di catastrofismo. Insomma, sotto il cielo di questa caotica fluttuazione c’è una grande confusione. E nessuno di quelli che solo oggi scelgono il sentiero verde, fa un’analisi critica-autocritica del passato. Come direbbero quelli della Crusca parmigiana, <A gh’è cuél ch’a  strùza….>.

<Se penso agli amministratori con i quali avevo a che fare trent’anni fa, devo dire che di strada ne abbiano fatta. Quando chiedevamo una raccolta differenziata oltre il 20% ci guardavano come degli utopisti (oggi siamo all’80%), quando proponevamo la raccolta dei rifiuti umidi ci dicevano che non eravamo la Germania, quando contestavamo il nucleare ci dicevano “non si può tornare alle candele”, quando parlavamo di consumo di suolo mi sono sentito rispondere (nel 2006): “non ne consumiamo abbastanza, Parma deve crescere di più”. Oggi abbiamo amministratori che giustamente vanno fieri dei risultati sui rifiuti, sull’energia e sul consumo di suolo. Non si ricordano di quello che hanno fatto le associazioni, probabilmente perché non c’erano, e si arrabbiano se non riconosciamo a loro i meriti che, però, in larga parte sono il risultato delle azioni dei movimenti verdi.  Noi guardiamo avanti e guadiamo anche al tempo che è passato e che ha determinato un aggravarsi delle condizioni di degrado ambientale. Sono lieto che il Comune di Parma si fregi di avere ridotto le aree di espansione urbanistica con l’ultimo PSC e lo ritengo anche un risultato fatto da noi negli anni passati. Ma il consumo di suolo è andato così avanti, che oggi è necessario far di più, a partire dalla delocalizzazione degli insediamenti ancora presenti negli alvei dei corsi d’acqua cittadini, tanto per fare un esempio>.

Fridays For Future e Sardine sono movimenti-in-movimento ma solo una eco molto flebile è arrivata nelle orecchie dei governati: il fallimento della Cop25 di Madrid ne è una dimostrazione. A me vedere così tanti giovani in tante piazze mi fa enormemente piacere, ma temo l’effetto bolla di sapone che provoca meraviglia per un attimo. Quindi, direi, come dicevano a Parigi durante il Sessantotto, ce n’est qu’un debut, continuons le combat. Senza paura anche del conflitto….

<Bisogna avere paura solo delle situazioni di ingiustizia non denunciate e non affrontate. Ogni volta che come ambientalista ho avviato una vertenza, di fatto ho aperto un conflitto, non tanto contro qualcuno, quanto contro qualcosa che era da cambiare. Gli scioperi per il clima sono stati memorabili e hanno significato moltissimo per noi. Ovviamente non ci si può aspettare che l’impegno di chi ha partecipato continui nelle stesse forme di partecipazione emotiva e di massa. Ma sono momenti importanti che stanno già dando risultati in termini di persone ed idee. Anche il mio impegno ecologista, se ci penso, risale alla grande mobilitazione che ci fu negli anni 80 sul tema della fame nel mondo. Nel frattempo le piazze si sono svuotate e poi riempite di nuovo. E io sono ancora qui, insieme a tanti altri incontrati nel cammino…>.

Per imprimere una svolta ecologica del fare quotidiano, bisogna essere anche un po’ utopisti e rivoluzionari. E concludo con questo verso della poesia di Franco Arminio intitolata <Cedi la strada agli alberi>: <Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza>. E tu quanto rivoluzionario sei?

<Momento molto agitato per farmi questa domanda che si ispira ad un titolo poetico, <Cedi la strada agli alberi>, che ha le radici ben piantate nell’ambientalismo. Ma un bravo candidato in campagna elettorale deve aggiungere argomenti, accelerare l’attività, stare poco in silenzio, farsi sentire il più possibile, mostrare forza e un certo grado di combattività>.

Allora, invece di augurarti in bocca al… dico: viva il lupo.